| Damiano 的个人资料Il Luogo dei Sogni照片日志列表 | 帮助 |
Il Luogo dei Sognitra fantasie belle e realtà brutte |
||||||||||||
|
12月16日 SUICIDE IS PAINLESSThrough early morning for I see Visions of the things to be The pains that are withheld for me I realise that I can see
That suicide is painless It brings so many changes And I can take or leave them if I please
The game of life is hard to play I'm gonna lose it anyway The losing card of some delay So this is all I have to say
That suicide is painless It brings so many changes And I can take or leave them if I please
The sword of time will pierce our skin It doesn't hurt when it begins But as it works its way on in The pain grows stronger watch I bring
That suicide is painless It brings so many changes And I can take or leave them if I please
A brave man once requested me To answer questions that are key Is it to be or not to be And I replied oh why ask me
That suicide is painless It brings so many changes And I can take or leave them if I please 12月10日 scrivere, lavorare, sfogarsiStasera vorrei scrivere qualcosa. Magari questi benedetti scambi di dialoghi. Magari la scena intera. Forse vorrei aggiustare qualche tono di voce, qualche espressione. E’ che questa dannata storia la sento troppo mia. La conosco già tutta, è tutta dentro di me, questa storia sono io. E cavolo se fa male ogni volta che provo a lavorarci. Fa male qui, alla bocca dello stomaco. Fumo duecento sigarette, mi distraggo con tremila cose, ma continuo a star male. Non riesco a lavorarci perché ci sto troppo dentro. Non è professionale come comportamento, lo so. Ma io ho provato di tutto. Il personaggio che più sento mio alter ego l’ho fatto diventare donna. Il contesto è uno dei più assurdi ed insostenibili. E’ tutto un altro mondo. Solo la città è la stessa, ma si vede di sfuggita. Eppure non ci riesco. Mi fa male come coltellate scrivere delle vite dei miei personaggi. Anzi, loro se le scrivono da sole, le loro storie. La mia difficoltà è stargli dietro, perché mi ritrovo proprio insieme a loro, in un mondo reale. E’ nella mia mente, ma è reale. E mi fa male. Tengo troppo a questa storia. Sono un gitano resistente alle emozioni, ma questa mi distrugge. Qualche santo protettore, qualche demone vodoo mi protegga. 12月5日 ROSSETTO E CIOCCOLATOCi vuole passione molta pazienza sciroppo di lampone e un filo di incoscienza ci vuole farina del proprio sacco sensualità latina e un minimo distacco si fa così rossetto e cioccolato che non mangiarli sarebbe un peccato si fa così si cuoce a fuoco lento mescolando con sentimento le calze nere il latte bianco e già si può vedere che piano sta montando é quasi fatta zucchero a velo la gola soddisfatta e nella stanza il cielo si fa così per cominciare il gioco e ci si mastica poco a poco si fa così è tutto apparecchiato per il cuore e per il palato sarà bello bellissimo travolgente lasciarsi vivere totalmente dolce dolcissimo e sconveniente coi bei peccati succede sempre ci vuole fortuna perché funzioni i brividi alla schiena e gli ingredienti buoni è quasi fatta zucchero a velo la gola soddisfatta e nella stanza il cielo si fa così per cominciare il gioco e ci si mastica poco a poco si fa così è tutto apparecchiato per il cuore e per il palato sarà bello bellissimo travolgente lasciarsi vivere totalmente dolce dolcissimo e sconveniente coi bei peccati succede sempre 11月26日 Il sipario calaQuando finisce uno spettacolo, e oltre il sipario cala tutto, mi assale un’improvvisa angoscia. Via il cd delle musiche, richiudiamo il copione, strappiamo la scaletta illeggibile fissata con lo scotch sul mobile del mixer audio. Questo per iniziare. Si comincia col proprio spazio di appartenenza. Quello che è il luogo del tuo lavoro durante la sacra rappresentazione, perde ogni magia. La cabine di regia, il buco misterioso. Laddove inviti la gente a tacere e spegnere i cellulari, laddove dai luce al buio, laddove prendono via tamburi, rulli, fanfare. Basta, chiuso. Il collega direttore delle luci sembra che dia colpi di mannaia quando cala i cursori e rimane solo i freddo neon della sala. Scendendo giù, cammino per la platea deserta, e dove prima veniva quel lieve e soffice, malamente camuffato vociare non c’è più. Non c’è proprio più niente. Carte di caramelle, matrici di biglietti, forse fazzoletti. Nient’altro. Salgo sul palco. Il direttore di scena, o chi per lui, comincia a smontare. Comincia coi teli, che sono più delicati. Via il muro della casa del vecchio, via le pareti della casa del padrone, via l’entrata del bordello. La magia fa si che si possano tutte ripiegare ed infilare in una sacca. Io comincio a radunare gli oggetti. L’elmo, la lancia, la spada. Infilo tutto dentro il tamburo, che tanto è grande. La lancia no, è troppo lunga, la metto da parte. Però nel tamburo ci entra pure il calice di pozione magica e il pitale. In un attimo ,sparisce tutto ciò che fa Antica Roma. Dentro un tamburo. Zzzzzzz…Zzzzzzz. Comincia il trapano. Si schiodano tutte le assi: via l’insegna, via i pilastri delle fondamenta. In un attimo, tutto a terra, e un attimo dopo, tutto dietro l’ultimo muro. Ora, quella che era una geometria è un palco che fa eco, vuoto, grande, inutile. La magia non c’è più. Provo a cercarla nei camerini, mentre cerco di far caso a qualche altro oggetto sfuggito al controllo. La cerco nei personaggi, nei protagonisti delle storie di cappa e spada, di amore e tradimento, di servi furbi e soldati sciocchi. Niente, i personaggi so no tornati uomini. Chi veste con il giubbino di pelle, che si apparta sorridente con la tizia che era in terza fila, chi corre fuori a fumare e chi va a cena tutti insieme. E l’eroe? La principessa? Rimane con me solo la costumista che fa sparire le ultime tracce, e il ragazzo/ragioniere della compagnia che mi stacca l’assegno. Il sipario è calato, ho fatto il mio lavoro, ho qualche soldo. Dovrei essere contento. Ma mi accorgo improvvisamente che mi manca e mi mancherà quella magia che ho avuto a mia disposizione tutte le sere. 11月19日 l'inquietudine di bernardo soares26.1.1932 Una delle mie preoccupazioni costanti è capire com’è che esista altra gente, com’è che esistano anime che non sono la mia anima, coscienze estranee alla mia coscienza; la quale, proprio perchè è coscienza, mi sembra essere l’unica possibile. Capisco che colui che sta di fronte a me e che mi parla con parole uguali alle mie, o fa dei gesti analoghi a quelli che io faccio o potrei fare, sia in qualche modo un mio simile. Eppure mi succede la stessa cosa con le figure delle illustrazioni che sogno, con i personaggi di romanzo che leggo, con le persone da dramma che si avvicendano sul palcoscenico attraverso gli attori che le interpretano. Credo che nessuno ammetta davvero la reale esistenza di un’altra persona. Può ammettere che tale persona sia viva, che pensi e senta come lui: eppure ci sarà sempre un ineffabile elemento di differenza, uno scarto materializzato. Ci sono figure d’altri tempi, immagini-fantasmi di libri che sono per noi realtà maggiori di certe insignificanze incarnate che parlano con noi dal terrazzo o che ci guardano casualmente dal tram, o che ci sfiorano passando nel caso morto delle strade. Gli altri non sono per noi altro che paesaggio e, quasi sempre, il paesaggio invisibile di una strada nota. Considero mie, con maggiore consanguineità e intimità, talune figure che sono scritte nei libri, certe immagini che ho conosciuto nelle illustrazioni, più di molte persone che sono considerate reali, che sono fatte di quell’inutilità metafisica chiamate carne e ossa. E “carne e ossa”, infatti, è una perfetta descrizione: sembrano cosa fatte a pezzi ed esposte sul banco di marmo di una macelleria, morti che sanguinano come la vita, gambe e cotolette del Destino. Non ho vergogna di avere tali impressioni, perché ho capito che tutti noi abbiamo impressioni simili. Il disprezzo che sembra esistere fra uomo e uomo, l’indifferenza che permette che si uccidano persone senza capire che si uccide, come fra gli assassini, o senza pensare che si sta uccidendo, come fra i soldati, sono dovuti al fatto che nessuno presta la dovuta attenzione alla circostanza, che sembra astrusa, che anche gli altri sono anime. In certi giorni, in certe ore che mi reca chissà quale brezza, che mi apre chissà quale porta che si apre, sento all’improvviso che il droghiere dell’angolo è un ente spirituale, che il commesso che in questo momento si affaccia sulla porta sopra il sacco di patate è un’anima capace di soffrire. Quando ieri mi hanno detto che il garzone della tabaccheria si era suicidato ho avuto l’impressione di menzogna. Poveretto, anche lui esisteva!!! Ce ne eravamo dimenticati tutti, tutti noi che lo conoscevamo allo stesso modo di coloro che non l’hanno mai conosciuto. Domani lo dimenticheremo meglio. Ma che egli avesse un’anima, questo è certo: era indispensabile per uccidersi. Passioni? Angosce? Senza dubbio…Ma per me, come per tutti gli altri, resta solo il ricordo di un sorriso stolto sopra una giacca di fustagno, sporca e con le spalle diseguali. E’ quanto resta a me di chi ha sentito così intensamente da uccidersi perché sentiva; perché, in fin dei conti, nessuno si uccide per nient’altro…Una volta, mentre mi vendeva le sigarette, ho pensato che presto sarebbe diventato calvo. Non ha avuto tempo di diventarlo. E’ uno dei ricordi che mi rimangono di lui. Quale altro ricordo mi sarebbe potuto restare visto che questo non appartiene a lui, ma a un mio pensiero? E all’improvviso vedo il cadavere, la bara in cui è stato messo, la fossa, totalmente estranea, nella quale è stato probabilmente portato. E mi accorgo, sempre all’improvviso, che il commesso della tabaccheria era, in certo qual modo, con la sua giacca sbilenca e tutto il resto, l’intera umanità. E’ stato solo un momento. Oggi, ora, chiaramente, come l’uomo che io sono, egli è morto. Nient’altro. Sì, gli altri non esistono…E’ per me che questo tramonto pesantemente alto trattiene i suoi colori nebbiosi e duri. Sotto il tramonto, senza che io lo veda scorrere, il grande fiume si increspa per me. Per me è stata fatta questa piazza aperta sul fiume che si sta gonfiando per la marea. Oggi nella fossa comune è stato sepolto i garzone della tabaccheria. Non è per lui il tramonto di oggi. Ma, poiché ho pensato questo, e senza che lo voglia, neppure per me è questo tramonto. |
|
|||||||||||
|
|